Medioriente

4 AGO 20
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E’ chiaro che i fatti d’Egitto avranno una valenza non solo interna.L’esito influenzerà non poco gli assetti regionali. Milioni di personeche si rivoltano (anche se scompostamente) contro l’islam politico èqualcosa con un suo peso specifico. Ad esempio Assad ne usciràrafforzato… e Erdogan? Perderanno vigore o sostegno popolare la visioneescatologica della realtà e della storia e quelle forze che la propugnano,sia in chiave sciita che sunnita (al Qaeda, Fratellanza, Salafiti), tese adesportare oltre i propri confini di appartenenza ideologia, utopie emitologie. A vantaggio di forze nazionaliste (lasciando da parte per ora sedemocratiche o meno) rivolte a gestire interessi concreti entro i propriconfini. Se non nell’immediato, forse avranno una chance quelle istanzesottopelle, mute e senza leader, ma sentite che vanno dalla laicità dellapolitica e la sua separazione dalla religione; alla permeabilitàantropologica delle società alle dinamiche della storia (vedi i distrettiurbani di Egitto, Turchia, ma anche Teheran, le donne afghane), che, dato ilquadro regionale, ora o sono acefale o tendono ad aggregarsi attornoall’ala militare (in Egitto, in Turchia). In questo scenario Obama e tuttoil bagaglio ideologico che rappresenta si muove a disagio. Oltre a non averechiavi esegetiche adeguate, non trova quei punti di riferimento eticamentericonoscibili con cui l’ideologia progressista è abituata a confrontarsiper far valere la sua presupposta superiorità morale. Non si identificanocattivi con cui prendersela e buoni in soccorso dei quali correre a vessillispiegati. Così non si muove Emergency. Non si muovono le Ong. Non simuovono cooperanti e pacifisti.